Federalismo e Lega Nord: cosa tenere e cosa buttare

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Domenica scorsa Radio Padania ha dato l’ennesima prova della sua strana visione sulla politica italiana.
E’ comprensibile che i conduttori portino acqua al mulino leghista, influenzando il più possibile il pensiero del cittadino, che consapevole o no, si sofferma ad ascoltare le trasmissioni radio. Motivo per cui ho accolto senza particolari emozioni le loro feroci valutazioni riguardo il Reddito di Cittadinanza e del lavoro parlamentare del MoVimento 5 Stelle.

Percepisco intensamente la paura della Lega Nord di scomparire per sempre dalla scena politica nazionale e della Regione Veneto al termine delle attuali legislature. In tanti anni di vita, oggi si comprende come la Lega abbia fallito nella gestione del potere e del modello di ricambio, diventando essa stessa il male che descriveva, la famosa Roma Ladrona.

Sono passati i primi anni novanta, quando un giovane ed agguerrito Bossi aveva la forza e il coraggio di trascinare un popolo. Sono ricordi passati, ingialliti sotto il peso degli anni e di tanti, troppi scandali.

Non voglio per questo buttare tutto, una cosa è impressa nella mia mente, la parola federalismo: un modello non solo economico ma culturale e da rivedere in chiave istituzionale sulla strada dell’organizzazione statale Svizzera. Una forte partecipazione locale dei cittadini in grado di restituire la dignità al proprio territorio, una coesione nazionale basata su Patria e Felicità e capace di gestire localmente le risorse. Un amalgama di principi innovati in cui il collante si basa sulla rete e sull’utilizzo della tecnologia nelle pubbliche amministrazioni, capace di trasformare l’Italia da una Repubblica burocratica a finalmente una Repubblica democratica.

A ciò che resta della Lega Nord voglio semplicemente dire: siete già circondati, non vi chiedo nemmeno di arrendervi, con orgoglio chiudete da soli la vostra esperienza politica.

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Pubblicato giorno 11 settembre 2013


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