Vajont: quando l’uomo non ascolta la natura ma i suoi interessi

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A cinquant’anni dalla tragedia che ha causato quasi due mila vittime, distrutto paesi, spezzato comunità, il Vajont oggi non è solo un luogo o un avvenimento ma, soprattutto un monito.

Negli anni del boom economico, quando il Paese cresceva e cominciava a scoprire il benessere, c’era bisogno di disporre di sempre più energia. A quello scopo serviva la diga, costruita tra il 1957 e il 1960.

La storia della costruzione di questa diga fu lunga e travagliata. Furono compiuti studi, prove d’invaso, frane pilotate. Tra le ipotesi in campo, già prima che avvenisse l’edificazione, era emersa la possibilità che un versante del monte Toc si potesse riversare nel bacino. Quel versante montano infatti presentava segnali di instabilità ed era costituito da roccia friabile. Anche gli abitanti del luogo, che conoscevano bene il loro territorio, espressero perplessità e timori. Tra coloro i quali si batterono per denunciare quella situazione è doveroso ricordare la giornalista Tina Merlin de L’Unità che aveva anticipato la possibilità di una tragedia ancor prima che accadesse.

Tutto questo però non servì a fermare gli interessi economici dei soggetti coinvolti. Quella che doveva essere realizzata era un’opera che avrebbe procurato grandi guadagni e al contempo doveva rappresentare un simbolo dell’Italia che tornava a ruggire.

Le conseguenze di quel disinteresse nei confronti della tutela del territorio e delle comunità che lo abitavano furono catastrofiche.
Oggi, come allora, il rispetto verso la natura e l’ascolto delle comunità locali viene considerato poco più che un fastidioso intralcio rispetto alla presunta necessità di realizzare grandi opere, dai costi economici esorbitanti che procureranno ricchezze solo ad alcuni personaggi del potere o a esso vicini.

E’ il caso della Val di Susa e della Tav.

Mauro Corona, scrittore, alpinista e scultore che in quel 1963 era un giovane, viveva a Erto e scampò alla tragedia.
Quelle che seguono sono alcune sue parole tratte da interviste rilasciate ai media negli ultimi anni:
“Se molti si fossero opposti alla diga del Vajont non ci sarebbero stati 2 mila morti”.
“Oggi dicono che abbiamo bisogno dell’alta velocità, in quell’occasione dissero che avevamo bisogno di energia”.
“Come faccio io a fidarmi degli uomini, se sono stati in grado di spazzare via paesi, uomini, tradizioni con un’ondata d’acqua e fango? Ed anche in Val di Susa, vogliono distruggere una civiltà. Il governo ignora le osservazioni di centinaia di studiosi, che hanno spiegato i rischi per la vita dei cittadini”.
“La montagna è di chi la vive, loro soltanto possono decidere cosa fare”.

MoVimento 5 Stelle

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Pubblicato giorno 3 ottobre 2013


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