Per il Polesine oltre al danno la beffa

rigassificatore

La provincia di Rovigo è il fanalino di coda del Veneto, con tassi di disoccupazione paragonabili alle regioni del Sud, con le imprese che chiudono, con un’assenza di politiche a livello nazionale per promuovere questo territorio unico, ancora preservato da cementificazioni selvagge.

Il rigassificatore di Porto Levante, della ADRIATIC LGN (società straniera formata da ExxonMobile, Qatar Petroleum ed Edison, a totale controllo francese) nel 2009 è stato presentato come un’imperdibile opportunità per i polesani, che avrebbe portato ricchezza, lavoro e sgravi sui costi carburanti a compensazione degli impatti ambientali della struttura.

La realtà invece è ben diversa. La piattaforma è stata costruita in Spagna e poi trasportata via mare in Polesine; il personale altamente specializzato che vi lavora è quasi tutto straniero; il gasdotto attraversa tutto il Delta del Po passando per Cavarzere e arriva a Minerbio (BO) dove viene distribuito nella rete nazionale.

Gli abitanti del Delta sono preoccupati dalle ripercussioni ambientali che il rigassificatore provoca al mare e alla pesca (schiume colorate, periodica moria di pesci, ecc), senza contare i rischi connessi a possibili incidenti all’impianto.

Le promesse compensazioni economiche al territorio previste come sconto sul prezzo dei carburanti, ad oggi non sono mai arrivate, nonostante un ricorso presentato e vinto dalla Regione Veneto, che si era vista prima inclusa nell’elenco dei beneficiari e poi esclusa dal decreto ripartizioni.

Adesso l’ennesima beffa: dopo il riconoscimento nel 2013 da parte del Consiglio di Stato che le compensazioni sono dovute al Veneto, l’emendamento al decreto competitività votato in commissione senato il 23 luglio 2014 annulla le compensazioni economiche ai territori, come il Polesine, che ospitano impianti energetici impattanti. E in un colpo solo sono cancellati 5 milioni all’anno per la provincia di Rovigo.

I soldi destinati al Polesine fanno parte del fondo compensazioni proveniente da parte delle royalties pagate dalle compagnie petrolifere per le estrazioni di idrocarburi in Italia, soprattutto in Basilicata e Puglia. Il senatore pugliese di FI Francesco Bruni, presentando l’emendamento che stralcia i rigassificatori dalle compensazioni, ha quindi tutelato i suoi interessi locali a scapito di altre regioni, invece di trovare una soluzione che desse l’equo compenso a tutti.

Ieri sera il Dl competitività è tornato in commissione per alcune modifiche imposte dalla commissione bilancio. In quella sede, il Movimento 5 Stelle, ben sapendo che di lì a breve sarebbe stata posta la fiducia e quindi non ci sarebbe stata più possibilità di modificare il decreto, ha chiesto a gran voce di rimediare alla stortura introdotta al Senato nell’articolo 30bis che di fatto taglia i fondi di compensazione per il rigassificatore di Porto Viro.

Governo e maggioranza sono stati sordi alle istanze delle minoranze, nonostante una sentenza del Consiglio di Stato confermi la bontà della loro richiesta. Ma ciò che importa per il PD purtroppo è chiudere il provvedimento più in fretta possibile, prima della pausa estiva.

Miss 230.000 preferenze, Alessandra Moretti, dove sei quando si tratta di difendere il tuo territorio?

Parlamentari Veneti MoVimento 5 Stelle

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Pubblicato giorno 6 agosto 2014


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