Tagli agli asili del sud Italia: chiarimenti e informazioni

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Nei giorni scorsi ho affrontato una forte polemica a causa di un articolo errato del giornalista Marco Esposito sul Mattino di Napoli.

Come promesso alle persone che mi hanno contattato, ho approfondito il tema interrogando Sose che ha sviluppato il sistema e quindi l’intero passaggio dalla Spesa Storica al Fabbisogno Standard (20% del 2015). Credo siano particolarmente utili le risposte che di seguito sono riportate e che smentiscono una volta per tutte la falsa notizia dei 700 milioni di euro tolti agli asili del Sud Italia.

Di fatto risulta evidente come in oltre 4.000 comuni italiani da nord a sud Italia mancano gli asili nido. Ricordo a tutti che Matteo Renzi il 1 settembre 2014 promise in conferenza stampa 1.000 asili nido, uno al giorno per mille giorni. L’ennesima bugia raccontata a tutti gli italiani. I Fabbisogni Standard e il sito www.opencivitas.it aiutano, con dati certi, il cittadino a capire con più facilità e comparazione la reale situazione del proprio Comune e la qualità dell’amministrazione in carica e passate.

Questione asili nido e istruzione RISPOSTE alle domande del deputato Federico D’Incà
(SOSE, 23 gennaio 2015)

Prima domanda

IL FABBISOGNO STANDARD SI APPLICA INTERAMENTE SU TUTTE LE RISORSE STANZIATE AI COMUNI, PARTENDO DAI NUMERI CHE SONO IN QUESTO DOCUMENTO?

La risposta è negativa, in quanto il documento citato non è finalizzato a divulgare i criteri di applicazione dei fabbisogni standard o i criteri di valutazione degli effetti distributivi derivanti dalla loro applicazione. Lo scopo del documento citato è, invece, quello di offrire una sintesi della metodologia utilizzata per il calcolo dei fabbisogni standard e una mappa delle determinanti dei fabbisogni.

Un esercizio di comparazione tra la spesa storica e il fabbisogno standard è, invece, proposto nel sito www.opencivitas.it con riferimento alla spesa storica del 2010. Per le regioni del Mezzogiorno emerge che il fabbisogno standard relativo ai servizi complementari di istruzione supera di 58 milioni di euro la spesa storica (Tabella 1), invece il fabbisogno standard relativo ai servizi di asilo nido risulta più basso della spesa storica per 39 milioni di euro (Tabella 2). Quindi, ai comuni delle regioni del sud è riconosciuto un fabbisogno complessivo nelle due funzioni di 791 milioni di euro che, confrontato con la spesa storica di 773 milioni di euro registrata nel 2010, mostra come ai comuni meridionali sia stato riconosciuto un fabbisogno maggiore della spesa storica per 18 milioni di euro.

Da ultimo è importate precisare che gli effetti redistributivi derivanti dalla applicazione dei fabbisogni standard non possono essere valutati con riferimento ai singoli servizi, in quanto i trasferimenti perequativi (come previsto dall’articolo 119 della Costituzione) non hanno vincolo di destinazione. Gli effetti distributivi derivanti dall’applicazione dei fabbisogni standard possono essere considerati solo facendo riferimento al fabbisogno complessivo di tutte le funzioni fondamentali all’interno del sistema di perequazione fiscale. La suddivisione della spesa dei comuni in sei funzioni fondamentali (ulteriormente suddivise in dodici servizi) è soltanto funzionale, quindi, ad una maggiore precisione in sede di calcolo. Gli esercizi di confronto tra il fabbisogno standard e la spesa storica di un particolare servizio hanno, di conseguenza, natura puramente descrittiva e non normativa. In particolare aiutano a capire se un comune spende in modo superiore o inferiore rispetto allo standard così da poter confrontare in modo obiettivo il suo livello di spesa storica con quello degli altri comuni.

Seconda domanda

IL FABBISOGNO STANDARD DEL SUD SU 5,8 MILIARDI DA DISTRIBUIRE SU SERVIZI DI ISTRUZIONE E ASILI NIDO SI PUO’ STIMARE A 700 MILIONI? PERCHE’?

La risposta a questa domanda è negativa, in primo luogo come riportato in www.opencivitas.it, con riferimento al 2010, la spesa storica di riferimento per queste funzioni risulta pari a 5.011 milioni di euro. Applicando i coefficienti di riparto approvati con le note metodologiche FC03U e FC06B si ottiene che il fabbisogno standard complessivo per i servizi complementari di istruzione e i servizi di asilo nido dei comuni del mezzogiorno risulta pari a 791 milioni di euro (si consideri le tabelle 1 e 2).

La somma di 5,8 miliardi richiamata nella domanda non corrisponde alla spesa storica in quanto è stata ottenuta moltiplicando il peso che i fabbisogni standard “teorici” delle due funzioni (per Fabbisogno standard teorico s’intende il valore in euro derivante direttamente dall’applicazione della funzione di stima dei fabbisogni standard, come descritto nella nota metodologica di ogni servizio)1 alla spesa desunta direttamente dai Certificati Consuntivi del 2010 corrispondente a 33,9 miliardi di euro. Questo calcolo non è corretto per due motivi:

  1. in primo luogo la spesa storica di riferimento risulta essere pari a 33,2 miliardi di euro (per il suo calcolo si consulti la sezione “Il calcolo della spesa storica 2010 dei comuni” del Vademecum di Opencivitas);

  2. in secondo luogo i pesi dei fabbisogni standard teorici sono funzionali solo all’aggregazione dei coefficienti di riparto dei dodici servizi nel coefficiente di riparto complessivo (per il calcolo del coefficiente di riparto complessivo si consulti la sezione “I fabbisogni standard dei comuni espressi in euro2010” del Vademecum di Opencivitas). Per essere utilizzati con la finalità di ottenere valori in euro queste quote percentuali devono essere moltiplicate per la spesa complessiva utilizzata per il calcolo dei fabbisogni standard, una grandezza che non può essere utilizzata, però, per valutare la spesa storica di riferimento per due motivi: in primo luogo è in molti casi superiore alla spesa storica di competenza del comune in quanto è calcolata per misurare il costo complessivo del servizio che in molti casi è superiore alla spesa storica del comune (si pensi ad esempio al servizio di trasporto pubblico locale dove ci sono voci di costo legate alle società partecipate che non sono transitate dai Certificati Consuntivi a causa delle diverse forme di esternalizzazione dei servizi); in secondo luogo, per i comuni fuori del campione di regressione non è un valore attendibile a causa di errori di compilazione da parte del comune oppure per la presenza di spese di carattere eccezionale (in media il campione di regressione include un numero pari al 60% dei comuni).

In conclusione è importate precisare due cose:

  1. In primo luogo, nel calcolo dei fabbisogni standard, è stato seguito l’approccio “top-down” (ovvero, con vincolo di bilancio chiuso) previsto dal legislatore italiano dai commi 2 e 3 dell’art. 1, D.Lgs. 216 del 2010, ai sensi dei quali, rispettivamente, dal computo dei fabbisogni standard “il complesso delle maggiori entrate devolute e dei fondi perequativi non può eccedere l’entità dei trasferimenti soppressi” e “non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato oltre a quelli stabiliti dalla legislazione vigente”. I fabbisogni standard, quindi, sono coefficienti di riparto di un ammontare di fondi prestabilito a livello centrale e non incidono sul livello globale della spesa e delle prestazioni. La determinazione di queste due grandezze, estranea al ruolo tecnico di SOSE, è di competenza, invece, del decisore politico.

  2. Il confronto tra il fabbisogno standard e la spesa storica di un particolare anno non è indicativo, né degli effetti redistributivi generati da un sistema di perequazione bastato sull’utilizzo dei fabbisogni standard, né dell’efficienza di un comune nella gestione della spesa, per due ragioni fondamentali: in primo luogo, la spesa di un particolare anno può essere il risultato di eventi del tutto indipendenti dalla volontà dei governi locali, ad esempio il forte scostamento tra fabbisogno e spesa storica registrato per la regione Abruzzo è chiaramente il risultato della maggiore spesa storica che nel 2010 è stata destinata alla ricostruzione post terremoto; in secondo luogo, per valutare gli effetti redistributivi di un nuovo sistema di perequazione è necessario conoscere i meccanismi di questo nuovo sistema e, soprattutto, è necessario conoscere la capacità fiscale di ogni ente, il secondo pilastro del processo di perequazione.

TABELLA 1 – FC03U – Funzione di Istruzione Pubblica (valori in euro)

SPESA STORICA (OPENCIVITAS)

FABBISOGNO STANDARD

Differenza tra fabbisogno e spesa storica

Differenza percentuale tra fabbisogno e spesa storica

(A)

(B)

C = B – A

D = C/A*100

Abruzzo

78.051.631

76.482.793

-1.568.838

-2,01%

Basilicata

34.979.575

30.477.704

-4.501.871

-12,87%

Calabria

93.876.761

116.069.227

22.192.466

23,64%

Campania

246.225.525

287.492.923

41.267.398

16,76%

Puglia

171.153.458

172.710.954

1.557.496

0,91%

Molise

16.234.922

15.348.495

-886.427

-5,46%

TOTALE

640.521.872

698.582.097

58.060.225

9,06%

 

TABELLA 2 – FC06B – Servizio di Asilo Nido (valori in euro)

SPESA STORICA (OPENCIVITAS)

FABBISOGNO STANDARD

Differenza tra fabbisogno e spesa storica

Differenza percentuale tra fabbisogno e spesa storica

(A)

(B)

C = B – A

D = C/A*100

Abruzzo

21.677.930

19.210.982

-2.466.948

-11,38%

Basilicata

5.329.620

4.863.811

-465.809

-8,74%

Calabria

4.263.298

5.773.784

1.510.486

35,43%

Campania

49.010.288

28.832.752

-20.177.536

-41,17%

Puglia

49.316.423

32.065.538

-17.250.885

-34,98%

Molise

2.617.375

1.880.060

-737.315

-28,17%

TOTALE

132.214.934

92.626.928

-39.588.006

-29,94%

 

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Pubblicato giorno 28 gennaio 2015


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