Athena e Ipas beneficiarie illecite di fondi per i progetti sociali

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Alcune Procure e la Corte dei Conti stanno indagando sulle cooperative sociali venete, beneficiarie del fondo regionale di rotazione da 50 milioni di euro per la costruzione e ristrutturazione di immobili destinati a servizi sociali e socio-sanitari. Oltre che sulla cooperativa Ca’ della Robinia a Nervesa della Battaglia (Treviso) ci sono sospetti di irregolarità anche per le cooperative “Athena” di Mestre e “Ipas” di Padova, anch’esse aggiudicatarie di un finanziamento a tasso zero. A tale proposito il MoVimento 5 Stelle ha invato un’interrogazione ai Ministri del Lavoro, delle Politiche Sociali e dell’Interno per sapere se sono a conoscenza dei fatti che seguono e se ritengono, nell’ambito delle proprie competenze, di adottare gli opportuni strumenti ispettivi al fine di verificare la regolarità delle assegnazioni dei fondi.

Il fondo che la cooperativa Athena dovrà restituire entro 25 anni era destinato alla ristrutturazione e all’ampliamento della Casa per ferie Soggiorno alpino di Laggio, in comune di Vigo di Cadore (Belluno), per trasformarla in centro per disabili, realtà gestita dall’associazione famiglie rurali Sinistra Piave. Su un finanziamento complessivo ammesso di 5.117.500 euro, la cooperativa Athena ha visto liquidati soltanto 2.200.000 euro per l’acquisto dell’immobile di proprietà della associazione “Famiglie Rurali“, la quale rimane titolare del 30% della proprietà. Il 27 dicembre 2012, a finanziamento ottenuto, Athena ha acquistato il 70% del complesso edilizio e il 28 febbraio 2013 ha inoltrato la richiesta di permesso a costruire, ma i lavori ad oggi non sono ancora iniziati. Il 14 aprile 2015 è stata inviata una diffida da parte del dirigente del settore sanitario sociale della Regione Veneto, Mantoan, a comunicare entro il 30 aprile 2015 la data di inizio lavori, comunque non superiore ai 60 giorni dalla data di invio della lettera. Allo scadere di tale data è previsto il rientro del finanziamento. Un monito, questo, che arriva a 3 anni e mezzo dalla concessione del finanziamento regionale che sta alla base dell’iniziativa.

Per quanto attiene invece il progetto IPAS cooperativa sociale di Monselice (Padova), che doveva aprire un centro per impiegare detenuti a Monselice, è stato ammesso per l’ammontare di 4.202.000 euro. L’intervento, mirato a garantire l’integrazione lavorativa dei portatori di handicap, sarà capace di accogliere 40 utenti e verrà insediato in un fabbricato in via di costruzione nella zona industriale monselicense. L’ingente somma destinata all’operazione, i criteri di assegnazione e l’intervento in sé hanno fatto alzare l’ira delle fondazioni e delle cooperative che già operano nel territorio a sostegno dei disabili. La fondazione “Franchin Simon”, la fondazione “Irea Morini Pedrina Pekà Tono”, la cooperativa sociale “Giovani e Amici” e la cooperativa “Alambicco” nel 2012 hanno scritto ai sindaci dell’Usl (Unità sanitaria locale) 17, al coordinatore Dionisio Fiocco e al direttore generale dell’Usl 17 Giovanni Pavesi: “Il costo della struttura per l’Irea è di 42.500 euro ad utente”, segnalano, “quello per l’Ipas è di 105.000 ad utente. [...] Il finanziamento assegnato a Ipas pone fuori mercato tutte le altre attività del territorio impegnate in azioni di inclusione sociale attraverso il lavoro”. Insomma, la nuova struttura di Monselice toglierebbe utenza a quelle già esistenti da anni, “che soccomberanno di fronte allo strapotere economico di chi potrà giocare con altre regole nello stesso ambito di intervento senza essere soggetto ai doverosi controlli che si applicano agli enti accreditati”. La natura giuridica di Ipas, infatti, non ha vincoli percentuali di occupati disabili. Nella lettera inviata ai sindaci, fondazioni e cooperative trovano poi alquanto anomalo che nel bando di richiesta del finanziamento non fosse richiesta l’esperienza nel settore dei servizi sociali, e allo stesso tempo pongono alcuni dubbi sull’inusuale procedura di assegnazione dei punti”
Il progetto IPAS è stato ultimato, la somma è stata completamente liquidata e avviata la restituzione rateale dal giugno 2014. La verifica viene effettuata sulla tipologia dei soggetti disabili impiegati che per le cooperative di tipo “b” deve essere minimo il 30 per cento delle persone assunte. Ma la struttura non è ancora decollata.

Dalle visure camerali della coop Athena e della coop Ipas risulta una curiosità, al centro anche di un servizio della trasmissione televisiva “Striscia la notizia”, ossia che il presidente sia di Athena che di Ipas è la stessa persona, Moreno Lando, che a sua volta è socio del consigliere regionale Leonardo Padrin nella Servizi Logistici Srl, la quale ha sede a Padova in via Svezia 9 (mentre al civico 9/8 è ospitata Ipas, al cui numero telefonico risponde pure Athena). Lando compariva in Logsystem, la scarl di Magazzini Generali; è amministratore delegato di Attiva Formazione Lavoro, una Srl costituita nel maggio 2008 con sede in via Svezia 9/8, la stessa sede della cooperativa Bramasole, di cui Lando è uno dei dirigenti. Infine Lando è amministratore unico di Indivia Srl di Cadoneghe (Padova), specializzata nei servizi di ristorazione all’interno degli ospedali, in cui risulta socia anche la moglie del consigliere regionale Padrin, presidente della commissione sanità in Veneto. Il progetto di ristrutturazione e ampliamento della Casa per ferie soggiorno alpino di Laggio in comune di Vigo di Cadore è a firma dell’architetto castellano Silvia Moro, assessore provinciale alla cultura e al turismo a Treviso da 2 anni, voluto fortemente da Sernagiotto, leader di Forza Italia. Moro attualmente è nella lista di Forza Italia per le elezioni regionali del Veneto. E nella stessa lista per le regionali ci sarà anche il coneglianese Fabio Chies, ingegnere (che ha lavorato al piano, per ora rimasto solo sulla carta per la casa disabili di Laggio, eseguendo alcuni rilievi nel 2012 per conto delle Famiglie Rurali, con cui collaborava), “delfino” di Sernagiotto, presidente del consiglio comunale a Conegliano (Treviso). Ambedue sono soci dell’europarlamentare Remo Sernagiotto nella società che gestisce la country house azzurra sul Montello.

Il 25 aprile 2015 il governatore Zaia della Regione Veneto ha chiesto una pronta attivazione al dirigente di vertice dell’Area Sanità e Sociale per una verifica di tutti gli interventi ammessi a finanziamento. È stata quindi costituita una commissione interna per la verifica della correttezza dell’iter seguito dalla struttura dei servizi sociali per la concessione dei finanziamenti. Il direttore dell’Area Sanità e Sociale della Regione Veneto ha disposto l’avvio del procedimento di revoca del contributo alla cooperativa Ca’ della Robinia, con contestuale sospensione dei pagamenti.

Per il governatore Zaia le responsabilità sono unicamente amministrative e non politiche: “L’istituzione e le linee generali del Fondo, così come i criteri per i contributi, partono da una proposta della giunta frutto di un’ampia condivisione politica, in consiglio e in commissione, che pure ha rivisto i criteri, salvo ribadire il ruolo della struttura regionale di monitoraggio e controllo”
Zaia infatti ha chiesto all’avvocatura civica regionale di valutare l’operato di Mario Modolo, ex direttore dei servizi sociali della Regione e favorito dell’ex assessore alwelfare Remo Sernagiotto (attuale direttore dei servizi sociali all’Usl 2 Feltre), per ravvisare se ci siano gli estremi di un’azione legale per la vicenda dei fondi erogati.

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Pubblicato giorno 22 maggio 2015


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