Mose: un pozzo senza fondo

Mose-Venezia

I consiglieri regionali Baldin, Berti, Scarabel, Barelle e Brusco hanno interpellato la Giunta regionale presentando un’istanza il 10 settembre 2015 per sollecitare delle risposte in merito alla situazione del Mo.S.E.. Il sollecito relativo ad una revisione progettuale è stato suggerito dal deputato Federico D’Incà che aveva già presentato un’interrogazione analoga pochi mesi fa al Ministro della giustizia, dell’ambiente, dell’economia e delle infrastrutture e trasporti.

“Alla luce di tutte le vicende che ruotano attorno al Mo.S.E chiediamo alla giunta regionale se non ritenga opportuno sottoporre a revisione il progetto complessivo, prima sul piano funzionale e poi tecnico, e solo dopo di procedere con il completamento dell’opera” spiegano i consiglieri firmatari.

Mo.S.E ovvero il complesso e discusso sistema di dighe mobili ideato per difendere Venezia dal fenomeno dell’acqua alta è un progetto dai numerosi punti oscuri. Da ogni parte emergono dubbi sulla funzionalità di questo sistema costituito da 4 schiere mobili, una a Malamocco con 19 paratoie, una alla bocca di Chioggia con 18 paratoie e 2 alla bocca di Lido con 41 paratoie. Un progetto realizzato per l’86% con 5,5 mld euro di costo. Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato e costruttore del Mo.S.E., ipotizzano azioni di corruzione e concussione. Il sistema Mo.S.E ha elargito tangenti a tutti i soggetti coinvolti a tutti i livelli: Comune di Venezia, Regione Veneto, Tar, Guardia di Finanza, Corte dei Conti – con 35 manager e politici arrestati e oltre 100 indagati.

La prima bocciatura del progetto risale al 1998 da parte della Commissione VIA Nazionale sull’impatto ambientale del Mo.S.E. “Già allora si parlava di sistema datato, che si sarebbe dovuto realizzare e verificare per gradi con dei costi di manutenzione importanti di cui non si sa nemmeno l’entità dal momento che l’opera giace per la maggior parte del tempo sotto acqua marina e quindi va incontro a deterioramento” spiega il MoVimento 5 Stelle.

Il gruppo di tecnici che nel 1998 negò per primo la Valutazione di impatto ambientale al Mose, sottolineando la pericolosità delle cosiddette “cerniere”, oggi si è ricostituito per fare pressione al governo e chiedere di rivedere tutta l’opera. Andreina Zitelli, già docente allo Iuav proprio in materia di Via ed ex membro della Commissione nazionale Via del Mo.S.E., in una intervista dichiara: “il Mo.S.E. è un progetto tecnicamente e complessivamente sbagliato”. La commissione Via lavorò per diciotto mesi e concluse i lavori a dicembre del 1998 spiegando che il Mo.S.E. ha un impatto disastroso sugli equilibri lagunari, non garantisce funzionalità e manifesta problemi insormontabili nella gestione. Le ultime parole del documento suonano inappellabili: il Mo.S.E. non è compatibile con le attuali condizioni di criticità dell’ecosistema di riferimento, comprendente la laguna, la città di Venezia, il relativo bacino scolante.

Nella Seduta del 06/09/2005 della X^ Commissione congiunta alla IV^ Commissione del Comune di Venezia vengono presentate da De Simone, del gruppo italo-norvegese-olandese EKO-NORCONSULT-TEC che ha realizzato decine di dighe e tunnel sottomarini in tutto il mondo, soluzioni alternative a quelle pensate per il Mo.S.E. A Venezia, nelle tre bocche di porto, realizzare strutture mobili tipo Rotterdam verrebbe a costare circa 1,5 miliardi di euro; si è in grado di realizzare le opere in 5 anni; il costo delle manutenzioni (annuo) è di 3 milioni di euro.

In data 4 agosto 2009 le associazioni AMBIENTEVENEZIA, ASSEMBLEA PERMANENTE NO MOSE, MEDICINA DEMOCRATICA VENEZIA hanno presentato alla Corte dei Conti, alla Procura della Repubblica di Venezia, al Presidente della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo – Bruxelles, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti una segnalazione / esposto che si riferiva ad uno studio eseguito dalla società francese “ PRINCIPIA R.D. “ (società di consulenza tra le più qualificate e riconosciute autorevoli a livello mondiale per la modulazione numerica di sistemi marini complessi che interagiscono tra loro in modo ondoso) la quale, su incarico ricevuto da Comune di Venezia nel 2008, dimostrava che le paratoie di sollevamento del Mo.S.E. sono dinamicamente instabili.

Il 19 novembre 2009 il Comitato Tecnico di Magistratura del Magistrato alle Acque di Venezia redigeva un documento volto a mettere in dubbio la validità dei risultati del rapporto di Principia R.D. “Il documento del Comitato Tecnico di Magistratura non ha mai avuto un contraddittorio tecnico scientifico che avrebbe verosimilmente evidenziato al suo interno errori ed incompetenze per rifiuto al confronto del Magistrato alle Acque e del Consorzio Venezia Nuova nonché per un sopraggiunto cambio dell’Amministrazione Comunale di Venezia avvenuto nel maggio 2010, che ha portato all’elezione di Giorgio Orsoni, arrestato il 4 giugno 2014 per lo scandalo Mo.S.E” spiegano i consiglieri del MoVimento 5 Stelle.

Presso il dipartimento universitario di ingegneria idraulica a Padova un gruppo di ricercatori lavora da decenni proprio sulle questioni legate ai regimi idrodinamici della laguna. Il direttore, il professor Luigi Dal Paos dichiara alla stampa nel 2014: “Noi consulenti naturali per quella grande opera, siamo stati messi all’angolo perché ci siamo rifiutati di modificare una relazione”. Il dipartimento infatti aveva appurato come il Canale dei Petroli avesse dissestato la laguna. “Sono andati avanti con i lavori senza dare risposte a nessuno, si sentivano al di sopra di tutto e di tutti, tanto che sono riusciti a procedere, senza avere alle spalle un progetto esecutivo, per stralci successivi; nessuno, al di fuori dei loro uffici, sa quale sia il reale stato di avanzamento dell’opera” denuncia il direttore. Il Consorzio, con il contributo fattivo della dirigenza del Magistrato alle Acque, non ha solo preteso di scegliersi i controllori, ha anche eliminato relazioni tecniche scomode e consulenze che non erano disposte a tacere, a falsificare analisi e studi.

“È necessario capire la responsabilità scientifica di coloro che si sono prestati ad affossare la valutazione di impatto ambientale negativa del 1998 e le implicazioni future della intrusione irreversibile rappresentata dall’affondamento degli enormi cassoni di cemento attraverso i canali di porto e a profondità definite per sempre” puntualizzano i consiglieri. Si deve sapere chi ha validato la funzionalità del sistema di previsione, stabilito la quota di chiusura, fissato la batimetria delle bocche, fatto gli studi del monitoraggio ambientale, ignorando i segnali dell’innalzamento del livello marino in rapporto alla vita stimata dell’opera in 50-100 anni. E bisogna fare luce sui collaudi dei lavori male eseguiti e sulle responsabilità delle più recenti approvazioni, al Magistrato alle Acque, del sistema delle cerniere e del sistema delle paratoie a rischio di risonanza e collasso. É necessario attivare la commissione anticorruzione, creata appositamente per far luce sulle vicende del Mose, ma mai divenuta operativa. Sono queste le richieste alle quali la giunta regionale dovrà dare delle risposte.

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Pubblicato giorno 21 settembre 2015


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