Minoranze linguistiche: uniformità di tutela per tutti i ladini

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I ladini sono una minoranza linguistica che vive sulle frontiere regionali, nazionali ed internazionali delle Alpi. Il ladino dolomitico costituisce una serie di dialetti appartenenti al gruppo delle lingue retoromanze, parlati da circa 30.000 persone nella parte orientale dell’arco alpino, che ha come centro naturale il massiccio del Sella: la Val Badia con Marebbe e la Val Gardena in provincia di Bolzano; la Val di Fassa con Moena in provincia di Trento; Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo in provincia di Belluno.

I ladini delle Dolomiti sono presenti in tre province (Trento, Bolzano e Belluno) e due regioni (Trentino-Alto Adige e Veneto) “e questa ripartizione attualmente rappresenta il più grande ostacolo al tentativo di unificazione, tenendo anche conto che ognuna di queste comunità ha un diverso grado di tutela a seconda delle province in cui sono ubicate” spiega il deputato pentastellato Federico D’Incà.

Alle comunità di Bolzano sono assicurate il diritto alla valorizzazione delle proprie iniziative ed attività culturali di stampa e ricreative nonché il rispetto della toponomastica e delle tradizioni. Nelle scuole di alcune valli vige il sistema paritetico in cui le materie sono impartite nelle lingue italiane e con la presenza della lingua ladina come lingua strumentale e in parte come materia di insegnamento. Al gruppo presente in provincia di Trento è garantita una tutela stabilita dallo Statuto e dalla legislazione regionale. Mentre i ladini del Veneto fruiscono delle misure di tutela previste dalla legge nazionale n.482/99 e dalla legislazione regionale ovvero l’impegno da parte dello stato e regione Veneto, anche attraverso anche l’erogazione di contributi destinati a progetti locali di diffusione della cultura e della lingua, per la tutela delle lingue minoritarie riconosciute e nelle scuole l’educazione linguistica prevede, accanto all’uso della lingua italiana, anche l’uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attività educative e come strumento di insegnamento (facoltativo e non obbligatorio).

“In Veneto l’insegnamento della lingua ladina è facoltativa e di fatto non viene esercitata anche per la mancanza di adeguata formazione del corpo docente, pur essendoci a Bressanone (BZ) una sezione universitaria di linguistica che potrebbe essere un riferimento per gli aggiornamenti professionali” sottolinea D’Incà. Nella provincia di Belluno esistono due istituti culturali ladini, con identità differenti: l’Istituto Ladin de la Dolomites con sede a Borca di Cadore, riconosciuto ufficialmente nel 2003 dall’Amministrazione provinciale e che riceve contributi dalla regione Veneto e l’Istitut Cultural Ladin “Cesa de Jan” con sede a Colle S.Lucia, sostenuto economicamente dai comuni di Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia, Cortina d’Ampezzo e dalle unioni ladine del Trentino-Alto Adige, che si occupa della salvaguardia delle varianti ladine parlate nella parte orientale delle Dolomiti. L’istituto culturale non è riconosciuto ufficialmente in Veneto come ente di riferimento della cultura ladina, pur appartenendo alla Unione Generale dei Ladini delle Dolomiti (Union Generela di Ladins dla Dolomties con sede a Ortisei -BZ) istituita per la prima volta nel 1905 e riferimento storico della cultura ladina.

La Union Generela di Ladins dla Dolomties dal 2010 al 2013 ha ottenuto dallo stato un contributo annuo di circa 42mila euro (complessivamente 170.080,00 € in 5 anni) per il progetto di diffusione della lingua e della cultura ladina attraverso il giornale di minoranza linguistica“La Usc di Ladins”. “L’associazione però ha ricevuto ogni anno dallo stato solo acconti del contributo promesso [complessivamente 98.295,01€ ndr] ma sempre decrescenti e ad oggi avanza ancora 71.784,99 euro per iniziative già svolte e di cui si è trovata costretta ad anticipare le somme. A fronte di richieste e solleciti presentati per il saldo non è arrivata alcuna risposta dal Ministero dell’Istruzione” spiega D’Incà che ha inviato un’interrogazione scritta al Ministro per gli affari regionali, al Ministro dell’Istruzione dell’università e della ricerca e al Ministro dell’economia e delle finanze.

Si chiede che vengano adottati provvedimenti legislativi che consentano di ottenere una normativa che superi le differenze tra regioni e province a statuto speciale rispetto a quelle ordinarie e che consenta quindi di avere una uniformità di tutela delle comunità linguistiche minoritarie nei vari contesti territoriali. È necessario poi promuovere progetti ed iniziative che consentano e favoriscano, così come previsto dall’art. 5 della LEGGE 15 dicembre 1999, n. 482, l’insegnamento della lingua minoritaria, nelle scuole del Bellunese in cui è presente la comunità ladina. “Si chiede poi la chiusura da parte dello stato entro brevissimo tempo di tutte le pratiche in sospeso, fra cui quella relativa a “La Usc di Ladins”, nei confronti di enti, associazioni e istituti culturali che hanno avuto acconti in questi anni ma non sono stati totalmente pagati da parte dello stato centrale” conclude D’Incà.

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Pubblicato giorno 10 novembre 2015


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