L’archivio Vajont deve rimanere a Belluno

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Nell’ottobre 2015 ricorreva l’anniversario della tragedia del Vajont dove persero la vita 1910 persone. Una tragedia che ora torna d’attualità a causa della questione relativa alle carte del processo custodite nell’archivio di Stato di Belluno.

L’archivio di Stato di Belluno, istituito nel 1973 e attivo dal 1976, rischia la chiusura per carenza di organico” denuncia il parlamentare Federico D’Incà del MoVimento 5 Stelle.

Vi sono solo sei persone con qualifica amministrativa più il direttore, l’unico ad avere la qualifica di archivista, nominato pro tempore e a scadenza “pertanto si parla di trasferire tutto a Treviso” specifica il deputato pentastellato che ha scritto in merito al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Esiste un accordo temporaneo, tra Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e Comune di Longarone, per la conservazione e la digitalizzazione dei documenti processuali del Vajont salvati dal terremoto a L’Aquila. La convenzione del 2009, tra Comune di Belluno e Comune dell’Aquila, prevede la restituzione dei documenti dopo il termine della digitalizzazione, terminata nel 2014. Nel frattempo è iniziato un progetto per far riconoscere i documenti processuali all’UNESCO, come «memoria, del mondo», da parte dell’associazione Tina Merlin, della Fondazione Vajont, dell’archivio di stato di Belluno, del comune di Longarone e dall’avvocato Fabbri che si occupò del processo Vajont. Il mantenimento dell’archivio di Stato di Belluno consentirebbe la permanenza degli atti processuali a Belluno rendendo più agevole anche il percorso di riconoscimento avviato da un paio di anni dalle comunità locali

Sollecitiamo il Ministero ad intervenire per evitare la chiusura dell’archivio di Stato di Belluno e di prevedere che l’archivio della Memoria degli atti processuali del Vajont vi trovi una sede definitiva e stabile” conclude l’interrogazione del MoVimento 5 Stelle.

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Pubblicato giorno 4 febbraio 2016


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