Situazione archivio di stato Belluno e atti processuali Vajont (interrogazione e risposta)

Documenti_compravendita1

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11595
presentato da D’INCÀ Federico
testo di Martedì 12 gennaio 2016, seduta n. 545

D’INCÀ e BRUGNEROTTO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

nell’ottobre 2015 ricorreva l’anniversario della tragedia del Vajont, costata 1910 vittime e la distruzione di buona parte dei paesi di Longarone, Codissago ed Erto. La più grande tragedia europea dopo la seconda guerra mondiale fino a Chernobyl, come ricorda Il Corriere del Veneto. Una tragedia «lontana» nel tempo (correva l’anno 1963), spesso dimenticata, ma che ora torna d’attualità a causa della questione relativa alle carte del processo attualmente custodite nell’archivio di Stato di Belluno;
l’archivio di Stato di Belluno, istituito nel 1973 e attivo dal 1976, rischia la chiusura per carenza di organico, infatti vi sono solo sei persone con qualifica amministrativa più il direttore (che è l’unico ad avere la qualifica di archivista), nominato pro tempore e a scadenza, pertanto si parla di trasferire tutto a Treviso;
esiste un accordo temporaneo, tra Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e comune di Longarone, per la conservazione e la digitalizzazione dei documenti processuali del Vajont salvati dal terremoto a L’Aquila. La convenzione del 2009, tra comune di Belluno e comune dell’Aquila, prevede la restituzione dei documenti entro il 31 dicembre 2012, dopo il termine della digitalizzazione, terminata nel 2014;
nel frattempo è iniziato un progetto per far riconoscere i documenti processuali all’UNESCO, come «memoria, del mondo» (riconoscimento previsto per il 31 maggio 2016), da parte dell’associazione Tina Merlin, della Fondazione Vajont, dell’archivio di stato di Belluno, del comune di Longarone e dall’avvocato Fabbri (che si occupò del processo Vajont), ed il mantenimento dell’archivio di Stato di Belluno, consentirebbe la permanenza degli atti processuali a Belluno rendendo più agevole anche il percorso di riconoscimento avviato già da un paio di anni, dalle comunità locali –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti suesposti;
se e quali iniziative, anche normative, intenda intraprendere, nell’ambito delle sue competenze, per evitare la chiusura dell’archivio di Stato di Belluno e prevedere che «l’archivio della Memoria» degli atti processuali del Vajont, che attualmente vi è custodito, vi abbia sede stabile. (4-11595)

RISPOSTA DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO (formato pdf)

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Pubblicato giorno 3 marzo 2016


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