Sicurezza parcellizzata nei tribunali italiani

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Molti fatti di cronaca ci parlano della scarsa sicurezza all’interno delle aule dei tribunali, non solo sicurezza per le persone ma anche per i documenti in essi custoditi. Il servizio di vigilanza esterno dei palazzi di giustizia è di competenza dei Comuni d’intesa con le prefetture e per legge può essere affidato con gara d’appalto anche a ditte di vigilanza privata. La sicurezza interna invece è disposta sulla base di provvedimenti che competono al procuratore generale presso la corte d’Appello e, salvo casi eccezionali, le disposizioni vengono adottate sentito il prefetto e i capi degli uffici giudiziari interessati.

Si tratta di un meccanismo parcellizzato” puntualizza il parlamentare del Movimento 5 Stelle Federico D’Incà. “Un sistema che non prevede finora il coinvolgimento centralizzato, a livello di cabina di regia, del ministero della Giustizia, né quello del Viminale”. La stessa Associazione Nazionale Magistrati, pur non entrando nel dettaglio dei singoli casi, avverte che la qualità della sicurezza dei palazzi di giustizia dovrà essere sottoposta a un attento esame.

È incarico dei procuratori generali, presso le 26 corti d’Appello, adottare i provvedimenti necessari ad assicurare la «sicurezza interna delle strutture in cui si svolge attività giudiziaria». Nonostante le parole del Ministro Orlando di attribuire al Ministero della Giustizia la competenza diretta sulle spese di funzionamento di tutti gli uffici giudiziari, la Camera ad agosto 2015 ha approvato all’interno del ddl di conversione del decreto sulle “misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile” l’articolo 21-quinquies che risolve “all’italiana” il problema: in relazione al previsto passaggio dai Comuni allo Stato delle attività di manutenzione degli uffici giudiziari, tali uffici, fino alla fine del 2015, potevano continuare ad avvalersi del personale comunale, sulla base di specifici accordi da concludere con le amministrazioni locali, per le attività di custodia, telefonia, riparazione e manutenzione ordinaria. Poi per il 2016 non si è saputo più nulla.

Su una ventina di città, solo in sei tribunali anche avvocati e magistrati sono sottoposti ai controlli al metal detector. Per il resto è una giungla di regole non rispettate, superficialità nelle verifiche ai varchi e nessun piano di sicurezza.” Spiega D’Incà, continuando con “il Veneto è tra le Regioni con maggiore carenza di controlli nei propri tribunali, soprattutto in quello di Rovigo dove gli ultimi avvenimenti hanno fatto scalpore”.

Pertanto un’interrogazione a firma D’Incà è stata postata all’attenzione del Ministro dell’economia e finanze, al Ministro Semplificazione e Pubblica Amministrazione, al Ministro della giustizia e al Ministro degli interni quali azioni intendano mettere in campo, per garantire concretamente la sicurezza nei palazzi di giustizia italiana. “Chiedo se intendano adottare provvedimenti normativi al fine di attribuire al Ministero della Giustizia la competenza diretta sulle spese di funzionamento di tutti gli uffici giudiziari, con un coinvolgimento centralizzato, a livello di cabina di regia, del ministero della Giustizia e del Viminale in modo da superare la parcellizzazione delle competenze” spiega D’Incà. E se intendano modificare l’articolo 21-quinuies ddl di conversione del decreto sulle “misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile”affinché avvenga in tempi brevi, e comunque non oltre i termini previsti dalla legge (31 dicembre 2016), il passaggio dai Comuni allo Stato delle attività di manutenzione degli uffici giudiziari.

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Pubblicato giorno 9 marzo 2016


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