Vi spiego perchè votare NO al referendum costituzionale

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Secondo Federico D’Incà, portavoce del M5S, questa riforma costituzionale non rispetta il suo tanto decantato obiettivo, ovvero velocizzare e rendere più efficiente il complesso sistema delle istituzioni repubblicane, ma mette addirittura a rischio l’assetto democratico dello Stato.

«Quello che si voterà il 4 dicembre è un referendum su una (contro)riforma approvata a colpi di maggioranza con una ingerenza dell’esecutivo che mai si era vista nella storia della nostra Repubblica» chiarisce il Deputato del M5S.
Nello specifico, D’Incà ricorda come tra i padri costituenti, uno tra i più illustri, Piero Calamandrei, sostenesse che “quando si scrive la Costituzione i banchi del Governo dovrebbero esser vuoti”, a riprova della necessità di evitare forzature.
Per contro, dice D’Incà «questo Governo tra “canguri” e richieste di fiducia ha in più occasioni annichilito il ruolo del Parlamento, in particolare delle opposizioni».

«La riforma che ci apprestiamo a respingere senza incertezze il 4 dicembre – sostiene con forza D’Incà – incide, pericolosamente, sulla forma di Governo, anche se il Premier continua a negarlo».
E’ infatti indubbio – secondo il Deputato Bellunese – che con una Camera dei Deputati eletta con l’Italicum, ed il nuovo art. 72, sesto comma che permette al Governo di intasare i lavori parlamentari con i suoi disegni di legge che avranno priorità, non vi sarà più alcuno spazio per le voci in dissenso.

Di più. «il Senato, depotenziato e strutturato come una secondo Camera senza alcun reale scopo, non rappresenterà affatto le entità territoriali, dato che i cittadini non eleggeranno i Senatori direttamente per rappresentarli su base regionale».
I nuovi Senatori-Consiglieri, afferma D’Incà, «saranno espressione dei Consigli regionali e dunque rappresenteranno i partiti politici non le Regioni».
«Le stesse Regioni che, se passa questa riforma, perderanno praticamente tutta la poca autonomia che avevano, ad eccezione delle Regioni a Statuto speciale che non perdono nessuna delle loro prerogative speciali». «Pensate ad una Regione come la nostra, o alla Provincia di Belluno, sono realtà che meriterebbero e potrebbero esercitare più autonomia funzionale, non meno come prevede questa assurda riforma».

«Ci raccontano» continua D’Incà «che questa riforma snellirà l’iter di approvazione delle leggi semplificandolo: una assurdità senza eguali tra le tante che si dicono a proposito di questa riforma. I modi di produrre le norme si moltiplicheranno così come aumenteranno i conflitti tra i poteri dello Stato. Camera e Senato si scontreranno su “a chi compete cosa”, ed allo stesso modo entreranno in conflitto Stato e Regioni».

«In aggiunta» ribadisce il parlamentare pentastellato «questa riforma non risponde alle esigenze di tutti quei cittadini, laureati disoccupati, imprese ormai da anni alle prese con la crisi economica, anzi creando le basi per un sistema istituzionale contorto e disarticolato aumenterà l’inefficienza dello Stato».

«Sembra quasi» conclude D’Incà «che si voglia cambiare le regole del gioco perché non si ha il coraggio di cambiare i giocatori. Il M5s ha dimostrato in questi anni – con ad esempio la nostra riduzione dei nostri stipendi da parlamentari – che anche con queste regole si può e di deve fare della buona politica».

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Pubblicato giorno 20 ottobre 2016


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