Fusione dei Comuni: opportunità di crescita

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“Ci troviamo in un momento dove in Veneto è in atto un vero e proprio cambiamento della geografia istituzionale, lo dimostra anche la nostra Provincia”. Con queste parole il deputato bellunese del MoVimento 5 Stelle, Federico D’Incà, si dichiara favorevole al processo di fusione dei Comuni, argomento di punta in questi giorni e che allo stato attuale conta già sei fusioni nella nostra regione, di cui quattro nel bellunese. La fusione dei Comuni rappresenta la migliore forma per realizzare o ottimizzare gli enti in un contesto di finanza pubblica caratterizzata da tagli ai trasferimenti e riduzione della spesa pubblica.

“E’ fondamentale che gli amministratori capiscano l’importanza che si prospetta” continua D’Incà. Se pensiamo ai vantaggi che hanno permesso di ridurre la tassazione locale e aumentare servizi e investimenti di due realtà che per prime hanno avviato il processo di fusione, Longarone-Castellavazzo e Quero-Vas, che rispettivamente quest’anno andranno a percepire 800mila euro e 380mila euro grazie ad un fattore di retroattività, senza dimenticare i numerosi incentivi decennali, come il contributo Regionale e quello Statale, è innegabile che la scelta è stata ricompensata. Ma gli incentivi non finiscono qui, afferma D’Incà, esiste una priorità nell’assegnazione degli spazi finanziari regionali ai Comuni istituiti per fusione dal 2011; l’esclusione da vincoli per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100% della spesa relativa al personale di ruolo cessato nell’anno precedente e ancora altri vantaggi. Grazie alla fusione sarà possibile avere maggiori risparmi, anche a livello amministrativo, derivanti dall’unione dei servizi: dagli uffici, gestione del personale e dalle minori spese di manutenzione o gestione.

Vi sono varie realtà che stanno o potrebbero iniziare al più presto questo percorso di fusione – prosegue il deputato pentastellato – come, ad esempio, i comuni della Sinistra Piave, di Sedico e Santa Giustina e della Conca Agordina. In quest’ultimo caso, cifre date dal Sose, indicano che ci sarebbero dei risparmi di spesa a regime pari a 1.220.830 euro, circa 130 euro per abitante. A questo dovranno aggiungersi i vantaggi derivanti da Stato e Regione. “Chiaramente tutto spinge per una razionalizzazione amministrativa dei nostri comuni passando sempre per il referendum che lascia in mano ai cittadini la decisione finale del futuro delle proprie comunità” conclude D’Incà.

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Pubblicato giorno 25 ottobre 2016


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