Cementifici o inceneritori? Interrogazione parlamentare per fare chiarezza

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Ho depositato un’interrogazione ai Ministri competenti sul fatto che in Italia, da tanti anni ormai, i cementifici vengono trasformati in veri e propri inceneritori con conseguenze assolutamente negative sia per l’ambiente che per la salute dei cittadini.
Anche le «Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene» -candidate ad essere inserite nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco del sito veneto- non sono esenti a questo fenomeno. A Pederobba nel 1996 la provincia di Treviso ha autorizzato il cementificio Rossi ad avviare un’attività “sperimentale di co-incenerimento di 35.000 tonnellate di pneumatici” e nel 2012 la regione Veneto ha autorizzato anche due cogeneratori a biomasse ed uno stabilimento a olio di colza, nonostante uno studio approfondito sugli inquinanti dell’aria dell’Arpav. E’ ora di dire basta a mere logiche di profitto, la salute dei cittadini e la cura dell’ambiente innanzitutto!

Di seguito l’interrogazione parlamentare completa.

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-15689
presentato da
D’INCÀ Federico
testo di
Mercoledì 22 febbraio 2017, seduta n. 746
D’INCÀ. — Al Ministro della salute, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
da molti anni è in corso in Italia un «fenomeno» di trasformazione dei cementifici in co-inceneritori;
nel territorio Veneto, teatro di numerosi scempi ambientali, le cui conseguenze si riflettono sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, risultano essere presenti sei cementifici a ciclo completo, tutti in zone di pregio ambientale, con valenze turistiche e attività agricole cruciali per la regione, tra cui «Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene» candidate, peraltro, in questi giorni ad essere inserite nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco del sito veneto;
nel 1996 la provincia di Treviso ha autorizzato il cementificio Rossi ad avviare un’attività «sperimentale», nel comune di Pederobba (TV), di co-incenerimento di 35.000 tonnellate di pneumatici. Tali rifiuti, passati dal 2006 a 60.000 tonnellate annue, raddoppiando di fatto le potenzialità dell’inceneritore, e sommati ad altrettante tonnellate di pet-coke, notoriamente considerato la «feccia della raffinazione petrolifera» per gli alti livelli di zolfo, Ipa (in particolare benzopirene) e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio, fanno sì che il cementificio si collochi tra i primi posti tra gli stabilimenti più impattanti d’Italia per le emissioni di monossido di carbonio e che il comune di Pederobba risulti essere tra i quattro comuni della provincia di Treviso con il maggior carico emissivo;
nel 2012 la regione Veneto autorizzava a Pederobba anche due cogeneratori a biomasse ed uno stabilimento a olio di colza, nonostante uno studio approfondito sugli inquinanti dell’aria dell’Arpav del 2008 avesse riscontrato che i valori di concentrazione di benzo(a)pirene monitorato presso tutti i siti di Pederobba, si collocassero su livelli sensibilmente superiori al limite previsto dalla normativa, ovvero 1,7 ng/mc contro il livello di legge fissato a 1.0 ng/mg;
di recente l’azienda ha presentato alla provincia una richiesta «di ampliamento della specificazione merceologica» volta ad ottenere l’autorizzazione a co-incenerire anche plastiche e gomme da rifiuto, mettendo in moto la procedura di valutazione d’impatto ambientale che coinvolge provincia e regione;
detta procedura, risulta essere in fase di «scoping» ovvero un’analisi preliminare con lo scopo di definire i riferimenti concettuali e operativi attraverso i quali si elaborerà la valutazione di impatto ambientale;
la suddetta vicenda ha messo in allarme le associazioni di cittadini per la tutela dell’ambiente del luogo (tra cui l’associazione Arianova) che chiedono che si effettui, prima di ogni ulteriore autorizzazione di nuove potenziali forme di inquinamento, uno studio epidemiologico sulla popolazione relativo all’impatto sulla ventennale attività di incenerimento di pneumatici nel locale cementificio;
tale richiesta è dettata anche dalle evidenze di due recenti studi, il primo, pubblicato nel 2012 dalla Fondazione IRCCS Istituto Tumori e Mario Negri di Milano ed il secondo, direttamente rilevante per il comparto cemento del Veneto, in quanto effettuato a Fumane (Vr) dove insisteva una decennale attività di uno stabilimento dell’Industria Giovanni Rossi spa;
tali studi confermano la notevole rilevanza sanitaria per la popolazione residente in prossimità di cementifici e la necessità di adozione di misure stringenti per il monitoraggio ed il contenimento dell’inquinamento –:
se il Governo non ritenga opportuno, per quanto di competenza, adottare iniziative volte a promuovere, anche per il tramite dell’Istituto superiore di sanità, uno studio epidemiologico da effettuare sulle popolazioni dei territori interessati, nel rispetto delle direttive europee recanti il «principio di precauzione», e a evitare che questa situazione possa inficiare e pregiudicare il giusto riconoscimento dell’area quale sito dell’Unesco e quindi l’immagine del prosecco e di tutto il distretto ad esso collegato. (4-15689)

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Pubblicato giorno 2 marzo 2017


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