Morire a 13anni per un selfie

selfie

Sono colpito dalla morte del ragazzo di Catanzaro che con due amici hanno sfidato un treno in un’assurda competizione per l’ultimo selfie. Non posso nemmeno immaginare il dolore della famiglia a cui esprimo tutta la mia vicinanza.

Questa è un società violenta soprattutto per i giovani, non tanto dal punto di vista fisico, ma per l’estrema competitività in cui sono immersi. Non possiamo nascondere che tutti abbiamo cercato di competere con i nostri amici in piccole sfide che terminavano però nella contrapposizione dell’atto dal punto di vista fisico o nel racconto successivo.

Oggi tutto è cambiato perché la competizione è globale. L’utilizzo dei social permette di essere “ visualizzati” ovunque nel mondo e di essere amati, odiati, invidiati in ogni punto del globo ma soprattutto di essere ammirati e quindi di “sentire di esistere“.

Questo porta a non avere limiti, andare oltre perché devi “esistere” più degli altri ed è estremamente pericoloso.

La “viralità” di un video diventa il metro del tuo successo, parafrasando un detto antico: un video di un albero che viene tagliato, è molto più virale del video di una foresta che cresce!

Spaventoso è anche il successo dei video dove il protagonista, nel cercare l’impresa, cade rovinosamente provocandosi gravi ferite. Anche gli insuccessi diventano virali, guardare l’incidente ed il conseguente dolore è divertente come se fosse una scena di un film e questo abbassa la soglia del pericolo. La paura spesso salva la vita, non avere paura in certi momenti è pericolosissimo.

Questo impone un cambio di educazione dei figli. Su questo rifletto ogni giorno guardando mia figlia Maria Deva mentre mi sorride in collegamento su Facetime, con i suoi 7 mesi, cercando di toccarmi il viso sullo schermo del cellulare di mia moglie. Mi accordo che il grado di assimilazione dei contenuti e gli schemi mentali sono completamente diversi rispetto alla mia infanzia.

Tutto questo dovrebbe farci pensare a quanto dobbiamo investire nell’educazione scolastica, nella formazione dei nostri insegnanti e anche ad una nuova formazione dei genitori: per affrontare la sfida di essere padre e madre in quest’epoca di grandi cambiamenti tecnologici e di comunicazione.

Anche la politica ha le sue colpe e non sfugge a questo schema, ma affronteremo questo discorso in un altro momento.

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Pubblicato giorno 9 marzo 2017


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