Rischio chiusura Tribunale: i bellunesi non devono esser costretti ad andare a Treviso per avere giustizia

Dinca_Decol

“Non è mia intenzione creare allarmismi ma non dobbiamo sottovalutare come, all’interno delle riforme al sistema di giustizia italiano, potrebbe essere coinvolto il Tribunale di Belluno” afferma il deputato M5S Federico D’Incà.

“Dopo il taglio del Tribunale di Pieve di Cadore ed il taglio dei giudici di pace nella nostra provincia si potrebbe prospettare nei prossimi anni una seconda fase in cui potrebbe essere preso in considerazione quanto scritto dalla Commissione Vietti per la gestione della geografia giudiziaria: all’interno si dice come non tutti i tribunali dei capoluoghi di provincia debbano essere salvati. Scompare dunque il criterio della salvaguardia del tribunale capoluogo di provincia che al momento tiene in vita quello di Belluno. È importante capire cosa succederà, capire dove sta andando o a che punto è arrivata la riforma Vietti” prosegue il parlamentare bellunese.

“Inoltre c’è una commissione di studio sull’efficienza a livello europeo dove nelle linee guida del 2013 -svolte da Fabio Bartolomeo oggi direttore generale di statistica e analisi organizzativa del Ministero della giustizia- che afferma che gli uffici giudiziari ottimali sono quelli che vanno da 40 a 80 magistrati. I tribunali italiani sono in fascia intermedia mentre quello di Belluno è al di sotto dei 20 magistrati” continua il deputato.

Il Tribunale di Belluno rientra tra i primi che potrebbero saltare. Per questo motivo ho intenzione di interrogare il Ministro della Giustizia Orlando per capire quale strada intenda seguire nella riorganizzazione della giustizia del nostro Paese, puntando il dito sul fatto che un cittadino di Belluno e ancor di più di Laste di Rocca Pietore o del Comelico non può essere costretto ad andare fino a Treviso per avere giustizia” conclude D’Incà.

(Nella foto insieme al Presidente dell’ordine degli avvocati di Belluno Marc De Col)

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Pubblicato giorno 24 maggio 2017


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