I pazienti dell’ospedale di Agordo non devono mangiare cibo scongelato: nutrizione parte dei percorsi di cura del paziente

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MAXI APPALTO E COOK & CHILL. DEPOSITATA IN PARLMENTO UN’INTERROGAZIONE

“Ho depositato in Parlamento un’interrogazione dopo aver raccolto la preoccupazione di numerosi cittadini agordini che sono contrari al fatto che, nel proprio Ospedale, sia vada verso il cook &chill; mi sono fatto portavoce dunque di tutti coloro che non vogliono la chiusura delle mense ospedaliere” afferma il deputato bellunese Federico D’Incà.

“Si tratta di un vero e proprio «maxi appalto», da oltre 300 milioni di euro, quello destinato a coprire il servizio pasti di tutti i presidi regionali: la vincitrice del bando è la società Serenissima ristorazione; tale assegnazione però è stata annullata a causa di un ricorso al Tar della seconda classificata, la società Dussmann Service; contro questa decisione, a quanto ci risulta, la Regione ha deciso di fare ricorso urgente al Consiglio di Stato, mentre la direzione dell’azienda sanitaria interessata sta valutando l’annullamento in autotutela” prosegue il parlamentare.

“Tra le aziende ospedaliere rientra anche l’ospedale di Agordo, dove la somministrazione dei pasti avviene con il sistema tradizionale «fresco-caldo» con cucina interna, che deve essere servito entro le due ore dalla preparazione. Con questa modalità vengono rispettati i parametri di sostenibilità ambientale, sostegno all’economia locale, minor utilizzo di sistemi di trasporto, imballaggio, energia con ricadute positive per la salute dei cittadini. Non si può prescindere da questo aspetto” continua D’Incà.

“Non solo, non dimentichiamo che la cucina dell’ospedale di Agordo prepara ben 500 pasti al giorno per i degenti della residenza sanitaria assistenziale, per i pasti a domicilio, per gli studenti del doposcuola, per i dipendenti comunali e per l’ unione montana. Tanti cittadini sono coinvolti in questo processo” prosegue l’esponente del M5S.

“Nel documento «Linee indirizzo nazionale-Conferenza Stato-regioni del 2011», redatto in base alle linee guida emanate dal Consiglio d’Europa, le amministrazioni ospedaliere sono esortate a porre maggiore attenzione alla ristorazione: una corretta alimentazione è infatti uno straordinario fattore di salute e la nutrizione va dunque inserita a pieno titolo nei percorsi di diagnosi e cura” afferma il parlamentare.

“Ho chiesto dunque al Ministro della Salute come interverrà affinché tutte le strutture con cucine interne in linea con i parametri sia sanitari che economici, non abbandonino il sistema tradizionale a favore del cook & chill” conclude D’Incà.

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Pubblicato giorno 9 giugno 2017


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